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PARROCCHIA SAN MICHELE ARCANGELO IN LEFFE
II Domenica di Avvento anno C  9-15 dicembre 2018

Una pagina solenne, quasi maestosa dà avvio al racconto dell'attività pubblica di Gesù. Un lungo elenco di re e sacerdoti a tracciare la mappa del potere politico e religioso dell'epoca, e poi, improvvisamente, il dirottamento, la svolta. La Parola di Dio vola via dal tempio e dalle grandi capitali, dal sacerdozio e dalle stanze del potere, e raggiunge un giovane, figlio di sacerdoti e amico del deserto, del vento senza ostacoli, del silenzio vigile, dove ogni sussurro raggiunge il cuore. Giovanni, non ancora trent'anni, ha già imparato che le uniche parole vere sono quelle diventate carne e sangue. Che non si tirano fuori da una tasca, già pronte, ma dalle viscere, quelle che ti hanno fatto patire e gioire. Ecco, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Non è l'annunciatore che porta l'annuncio, è l'annuncio che lo porta, lo incalza, lo sospinge: e percorreva tutta la regione del Giordano. La parola di Dio è sempre in volo in cerca di uomini e donne, semplici e veri, per creare inizi e processi nuovi. Raddrizzate, appianate, colmate... Quel giovane profeta un po' selvatico dipinge un paesaggio aspro e difficile, che ha i tratti duri e violenti della storia: ogni violenza, ogni esclusione e ingiustizia sono un burrone da colmare. Ma è anche la nostra geografia interiore: una mappa di ferite mai guarite, di abbandoni patiti o inflitti, le paure, le solitudini, il disamore... C'è del lavoro da fare, un lavoro enorme: spianare e colmare, per diventare semplici e diritti. E se non sarò mai una superstrada, non importa, sarò un piccolo sentiero nel sole. Vangelo che conforta: - anche se i potenti del mondo alzano barriere, cortine di bugie, muri ai confini, Dio trova la strada per raggiungere proprio me e posarmi la mano sulla spalla, la parola nel grembo, niente lo ferma; - chi conta davvero nella storia? Chi risiede in una reggia? Erode sarà ricordato solo perché ha tentato di uccidere quel bambino; Pilato perché l'ha condannato. Conta davvero chi si lascia abitare dal sogno di Dio, dalla sua parola. L'ultima riga del Vangelo è bellissima: ogni uomo vedrà la salvezza. Ogni uomo? Sì, esattamente questo. Dio vuole che tutti siano salvi, e non si fermerà davanti a burroni o montagne, neppure davanti alla tortuosità del mio passato o ai cocci della mia vita. Una delle frasi più impressionanti del Concilio Vaticano Secondo afferma: «Ogni uomo che fa esperienza dell'amore, viene in contatto con il Mistero di Cristo in un modo che noi non conosciamo» (Gaudium et spes 22). Cristo raggiunge ogni uomo, tutti gli uomini, e l'amore è la sua strada. E nulla vi è di genuinamente umano che non raggiunga a sua volta il cuore di Dio.        Ermes Ronchi

Ai tempi di Giovanni, la fede era ridotta a morale; e la morale era diventata una montagna di regole e regolucce, ormai impossibile da scalare. Qualcosa di simile accade, ahimé, anche ai giorni nostri. Il moralismo così diffuso tra i cattolici, e così dannoso per la fede, è la conseguenza dell'aver ridotto la fede all'osservanza di precetti, obblighi e divieti... Potete intuire quanto fosse ardua per il Battista l'opera di abbattimento delle convinzioni e delle convenzioni degli Israeliti; al tempo stesso il Vangelo lascia intendere che la persona di lui, la sua azione costituivano un vero e proprio pericolo per la sicurezza nazionale, a motivo della portata potenzialmente eversiva del messaggio predicato con le parole e con i fatti. Il linguaggio letterario usato da Giovanni, in voga ai tempi di Gesù, ma anche secoli prima e secoli dopo, era il genere apocalittico: lo ritroviamo in alcuna produzione profetica, ma non solo; anche nel Nuovo Testamento taluni libri affrontano la questione dell'avvento del Regno dei Cieli; per non parlare dell'ultimo libro della Bibbia, l'Apocalisse di san Giovanni, interamente dedicato al racconto dei fatti che precedono da vicino il ritorno ultimo e glorioso del Figlio di Dio. Il ministero svolto dal Battista non sarebbe stato un ministero autenticamente religioso, se non avesse espresso il tema della conversione e della riconciliazione con Dio. Negli intenti dell'uomo vestito di peli di cammello, che mangiava locuste e miele selvatico, non c'era solo l'annuncio di una fine imminente, ma l'esortazione accorata ad abbandonare gli errori del passato per disporre il cuore all'incontro con il Messia. A proposito, un dettaglio non proprio trascurabile: Giovanni dovette difendersi dal sospetto che fosse lui il Messia annunciato dai profeti. In effetti, l'uomo del deserto rispondeva a non pochi requisiti messianici... Nei secoli successivi, la riflessione spirituale dei Padri della Chiesa presenta Giovanni Battista come l'amico dello sposo: una definizione assai suggestiva! Secondo la tradizione antica, l'amico della sposo era colui che introduceva lo sposo al cospetto della promessa sposa - oggi si direbbe: lo accompagna all'altare -. Non era dunque un amico qualsiasi, era l'amico del cuore, colui che conosceva lo sposo più e meglio di chiunque altro.
A coloro che lo interrogarono se fosse lui il Messia, (Giovanni) rispose: “Io non sono il Cristo. (...) Sono voce di uno che grida nel deserto. Preparate la via del Signore. (...) Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. (...)E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio.” (Gv 1,19-34). Uno dei segreti del Vangelo è quello della sua perenne attualità: le parole, i gesti del Signore, e di tutti coloro che compaiono al suo fianco strada facendo, costituiscono una sfida anche per noi a rimettere in discussione le nostre idee, il nostro modo di testimoniare la fede. L'Avvento serve proprio a questo, così come anche, seppur con accenti diversi, la Quaresima. Approfittiamo di questo tempo per aggiornare la nostra fede... per risvegliarla se nel frattempo si fosse assopita... per purificarla, nel caso si fosse ‘inquinata dai nostri peccati, o ‘alterata da una vena di ipocrisia... Vogliamo provarci? Chissà, magari questa volta è la volta buona!...        Fra Massimo Rossi


 
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